Allora?
Come va?", chiese il ragazzo all'unico essere in cabina,
accoccolato sulla coperta che faceva da cuccia e la testa abbandonata
su un vecchio salvagente che gli faceva da cuscino.
Tonf, tonf, tonf.
La bestia non aveva mosso un pelo a parte la coda: due o tre tonfi
stanchi e annoiati dissero a Pietro che la sua domanda era stata
ricevuta forte e chiara e che lui, Athos, il cane della nave,
si stava annoiando come tutti gli altri. La bestia, un meticcio
corso con qualche anno sulle spalle, gli ricordava da matti il
cane di suo nonno ed aveva preso a benvolerlo. Il cane, abituato
al via vai di marittimi, non era tipo da entusiasmarsi più
di tanto per le attenzioni del nuovo arrivato: d'altronde gli
uomini cambiano, ne aveva conosciuto molti di diversa provenienza
avvicendarsi al governo della nave, ma quella, invece, no era
sempre la stessa, da quando la compagnia lo aveva adottato come
mascotte di bordo. Il suo odore forte, di ferro, vernice e gasolio,
lo avrebbe riconosciuto tra mille.
"Mangia ora! Mi sa che stasera si balla. Al meteo ci sono
brutte previsioni e chissà se poi avremo tempo e voglia
di sederci ancora a tavola!" Tonf, tonf. "Allora, non
hai nulla da dire?" Tonf.
"Vabbé. Sei di poche parole, come me. Mi sa che anche
te sei siciliano. Ecco: fatti grattare dietro le orecchie
Così
Bravo!"
Tonf, tonf, tonf, tonf.
"Ciao".
Tonf.
Pietro,
quella volta, aveva ragione e, prima di sera il cielo si era imbruscato.
Non erano distanti da Alessandria d'Egitto quando il vento aveva
preso a soffiare rabbioso, continuando a crescere in forza ed
intensità. Pesanti piovaschi freddi colpivano le vetrate
della plancia con i loro rovesci sempre più forti e il
mare era sempre più formato.
"Porca miseria! Era alta questa!"
L'onda aveva preso la nave al mascone, le aveva sollevato la prua
coprendola con una nuvola di schiuma, la aveva sollevata per poi,
con un movimento lento ma inesorabile, passarle sotto fino a scadere
a poppa.
"Sarà stata almeno sette o otto metri, comandante".
"Fai pure dieci o dodici".
"Miseria che mare!" "Sì. Sarà meglio
dare un'occhiata al carico".
Senza
dire nulla uno della plancia aveva preso la cappotta dal gancio,
la aveva infilata e chiusa al meglio per evitare di trovarsi zuppo
e gelato, ed era sceso per dare un'occhiata.
Il comandante lasciò un attimo il posto vicino al timoniere
e si sedette.
Abbandonò la mano e trovò il muso del cane. Tonf,
tonf, tonf.
"Ciao Athos. Non ci vai a fare il tuo giretto a prua stasera?"
Tonf. "E bravo. Stattene qui al caldo, tu che puoi. Non mi
farebbe piacere dover fare un "uomo in mare" con questo
tempo!" Tonf, tonf.
Restò
un attimo in pace cercando di rilassarsi ma non ce ne fu tempo
né modo. Un buzzer accompagnato da una luce intermittente
rossa lo chiamò alla consolle. "Ma porca
!"
Corse al telefono e chiamò l'apparato motore."Cosa
è successo?", chiese al presidio mentre un'altra onda,
ancora più alta di quella precedente, gli faceva perdere
l'equilibrio. "Abbiamo un'avaria. Non siamo ancora riusciti
a capire perché, ma il motore si è fermato e non
c'è verso di riavviarlo".
Si rivolse al secondo. "Chiama terra e lancia il may day.
Poi avvisa la compagnia. Digli cosa sta succedendo e chiedi istruzioni.
Spiega che noi proviamo a rimediare all'avaria, ma è bene
prevedere
il peggio". "Va bene." "Ah! Ancora una cosa
Chiedi cosa ha fatto il Genoa".
Passarono
il resto della giornata in balia delle onde, gli occhi incollati
al radar per
evitare una collisione e vedere se i soccorsi arrivavano. Il ragazzo
andò dal cane che non si era più mosso dalla cuccia.
"Ho quattro notizie, due buone e due cattive." Tonf?
"Va bene. Te le do in coppia. La prima è che siamo
nella merda: motore in avaria, vento a cinquanta nodi e onde di
dieci metri!" Tonf.
"Quella buona è che ci stanno venendo a prendere".
Tonf, tonf.
"Allora, la terza nuova, altra buona, è che qui hai
la cena bella calda e abbondante
"
Tonf, tonf, tonf.
"E l'ultima. Fatti coraggio che è la peggiore
Il Genoa ha perso. Il comandante c'è rimasto male".
Tonf!
"E lo so. Bisogna che ci facciamo coraggio".
Il
ragazzo uscì. Athos si fece coraggio, si alzò dalla
coperta e si mise tranquillo a mangiare la sua cena. Ne aveva
visto di burrasche, anche peggio di quella. Sarebbe passata anche
lei.
I rimorchiatori erano arrivati ed avevano preso la nave al traino.
Tutti tirarono un sospiro di sollievo. Nessuno aveva espresso
più di tanta preoccupazione per quello che stava accadendo,
ma era solamente un modo per esorcizzare la paura. I rimorchiatori
erano giunti a sera in vista del porto di Alessandria e, dopo
una laboriosa trattativa per ottenere il permesso ad entrare nel
porto chiuso dalle autorità egiziane per il maltempo, nella
notte la avevano consegnata ai colleghi del posto per la manovra
di ingresso nel canale. Ma era troppo presto per cantare vittoria.
All'una
la nave diede uno scossone, poi un altro, infine si fermò
sbandandosi.
"Ma cristo! Cosa c'è ora?", aveva sbottato il
capitano. Poi era andato subito alla radio per parlare col comandante
del rimorchiatore che stava facendo manovra. Discusse concitatamente
per un quarto d'ora, poi chiamò gli uomini. "Hanno
perso l'allineamento e siamo scarrocciati su una secca.
Andate a controllare la situazione dabbasso e ditemi. Intanto
quelli provano a toglierci di qui, ma ho i miei dubbi".
Il
secondo tornò non molto tempo dopo: facevano acqua e lo
sbandamento era di dieci gradi, fermo per ora. "Andiamo bene!
Anche il rimorchiatore si è incagliato. Resta poco da fare
",
andò alla radio e parlò a lungo con le autorità
portuali e con la compagnia.
Il ragazzo era corso dal cane. Athos si tirò di scatto
su dalla coperta e lo guardò interrogativamente.
"Lo so! Ho il salvagente, non mi hai mai visto così
Dai bello, dobbiamo abbandonare la nave". Il cane si alzò
e lo segui all'aperto. La scialuppa in basso li aspettava col
motore acceso per portarli su uno dei rimorchiatori ancora efficiente.
Il capitano diede ordine di scendere.
"Dai bello, andiamo!", disse Pietro al cane.
Quello scodinzolò un poco guardando ora uno ora l'altro
dei presenti. Non aveva capito bene cosa stava succedendo, però
non era male tutta quella festa dopo la noia degli ultimi giorni.
Il
comandante aveva osservato le manovre di imbarco, si era dato
un'ultima occhiata intorno e poi a sua volta aveva sceso la scala
ed era saltato sulla scialuppa.
"Uoff!" Tutti si erano girati. Athos si era mosso dal
pagliolo, era salito sulla plancetta a prua e ora stava sulle
quattro zampe a guardare la nave. "La saluta, povera bestia",
disse uno dei marittimi vicino.
"Uoff! Uoff! Uoff! " "E dai, bello vieni qui!
Stai tranquillo, è tutto finito".
Ma
il cane non si dava pace. Continuava a latrare in direzione della
sua nave che ora stava pian piano scadendo a poppa, nel buio.
"Uoff! Uoff! Uoff!" "Pietro, si sta agitando
troppo!" "Uoff! Uoff! Uoff! " "Carlo prendilo,
prendilo!" "Attenti, si sta buttando!" "Uoff!"
"Athos
Athos torna qui!"
Pietro si era fatto largo tra gli altri che intanto si erano alzati
dai banchi per vedere il cane che, tuffatosi, stava nuotando verso
la nave. Il comandante fece far manovra alla barca per tornare
indietro la virata era lenta e lo persero d'occhio. "Athos
Athos torna qui!" Pietro adesso era sulla prua e cercava
di vedere la testa lucida della bestia affiorare dall'acqua scura
ma era troppo buio.
"Eccolo là! Eccolo là comandante! Ore 13!"
"Pietro! Pietro dove vai? Non fare cazzate. Pietro!"
Ma
Pietro non era stato a sentire nessuno. Si era buttato nell'acqua
fredda verso il cane e aveva iniziato a nuotare con grandi bracciate
per raggiungerlo. Dalla barca lo videro andare avanti e poi fermarsi:
il rosso del salvagente li portò da lui. Lo tirarono su
grondante. "Un sacco della spazzatura
Era un sacco
della spazzatura".
La
scialuppa girò ancora una diecina di minuti in lungo e
in largo mentre tutti chiamavano il cane, ma senza successo. La
corrente in quel punto era forte e sulla superficie dell'acqua
nera si vedevano i giochi dei mulinelli. Dal rimorchiatore giunsero
cinque fischi in rapida successione.
"Ragazzi
basta. Bisogna andare".
L'acqua
mossa e torbida si stava chiudendo sui gorghi e ogni fatica era
inutile per tutti.
Anche per Athos.
Faceva freddo ed erano tutti stremati. In un angolo Pietro, avvolto
in una coperta, tremava. Il ragazzo alla barra guardò il
capitano e diede gas: la scialuppa si mosse rollando facendo prua
sulla sagoma scura del rimorchiatore che li chiamava. Lui lo guardò
triste e poi si sedette in mezzo agli
altri, con l'ultimo ordine: Alla via così!