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da Worms a St. Goar


In occasione della Crociera sul Reno
abbiamo potuto collaudare il nuovo localizzatore satellitare Spot. Una novità in quanto lo Spot, oltre ad essere venduto ad un costo relativamente basso è anche specifico per impegni gravosi quali le escursioni in alta montagna o la navigazione in zone dove il segnale GSM non arriva. Naturalmente nel contesto della Crociera sul Reno, quest'ultima problematica non esisteva. Ma, dicevamo, è stato un primo collaudo! In molti da casa hanno potuto partecipare all'evento seguendo la traccia che ogni 10 minuti si visualizzava nella schermata di Google Maps.



Per tornare alla navigazione, quella vera e non virtuale, fondamentale è stato il comportamento e l'educazione degli equipaggi presenti. Anche il tempo è sempre stato favorevole ad eccezione di cinque minuti cinque di pioggia e vento proprio sotto la rupe di Loreley, probabilmente … per non sminuirne il mito!

Ventisette i gommoni compresa una rappresentanza dei Gommonauti Pordenonesi che non sono voluti mancare a questa ennesima navigazione sul Reno. Non poteva mancare all'interno dell'organizzazione anche il mitico Cornelius Goldberg ormai assurto a corrispondente dalla Germania per il nostro sodalizio.
La partenza dallo Yacht Club di Worms, avvenuta con una precisione quasi cronometrica, ha visto il gruppo dei gommoni snodarsi in una ordinatissima fila indiana dietro ai tre gommoni di testa, fra questi a fare l'andatura, c'era il battello con la motorizzazione inferiore (60 cv), seguiti in fondo al gruppo dagli affidabilissimi gommoni scopa.

Come avevamo potuto constatare nelle precedenti edizioni la segnalazione con boe e cartelli sul fiume è capillare: ad ogni chilometro sulle due sponde un grande cartello indica la distanza percorsa, il tutto per agevolare al massimo l'imponente navigazione del traffico commerciale costituito da numerosissime bettoline cariche di ogni genere di merci, dal carbone alle automobili.

Prima tappa per il mezzogiorno il bacino di Wiesbaden-Schierstein al Km 506 (la partenza era avvenuta al Km 442), presso MCM di Wiesbaden. Nel pomeriggio la navigazione proseguiva verso St. Goar nella parte più spettacolare di tutto il viaggio …fra valli, castelli e cattedrali. Mai slogan fu più azzeccato! Cinque minuti di pioggia con forti raffiche di vento, dicevamo, hanno movimentato il passaggio sotto la rupe di Loreley, per aprirsi poi all'arrivo nel marina di St Goar, al Km 557, in un coloratissimo arcobaleno. Assegnazione delle camere in tre Hotel e trenino, prenotato fin da Milano, per la visita al castello di Rheinfels. Nella serata, cena in hotel con briefing per l'indomani.

Sabato, ripartenza per Worms con sosta di nuovo al MCM di Wiesbaden. Dopo pranzo all'uscita dal bacino, una telefonata del mitico Claudio "Treccia"da Roma, ci avvisava di sostare davanti alla torretta d'ingresso, eravamo inquadrati da una web cam che grazie al localizzatore aveva potuto sincronizzare.

Il resto della navigazione si è svolta in tutta tranquillità in perfetta formazione sotto un cielo terso. La serata in riva al fiume presso il ristorante Boot Shaus ricca di applausi e riconoscimenti ha concluso la manifestazione per la quale in molti si sono già prenotati per la prossima edizione.

VG

 

ARGONAUTI SUL RENO
di Angelo Viscardi
(socio fondatore)

Worms è una città della Renania Palatinato sulla sponda occidentale del Reno, a circa 60 km. a S-S-W da Francoforte. Rasa al suolo durante l'ultima Guerra, di quel periodo storico sono stati risparmiati solo il pregevole Duomo romanico del XII secolo ed altre poche vestigia.

Relativamente nota per aver dato il nome alla "Dieta" che nel 1521 bandì Martin Lutero e le sue dottrine dall'Impero Asburgico di Carlo V (ma il "Ns" caparbio e tenace, non si scoraggiò, il resto è noto).
A Worms e dintorni sono ambientati quasi tutti gli episodi medievali della saga nibelungica e per fissarne la testimonianza, vi è stato fondato pochi anni fa un pregevole Museo per perpetrare nel tempo le gesta di Sigfrido, Crimilde, Brunilde e del resto della compagnia.

I NIBELUNGHI chi furono costoro?
Nella tradizione germanica è il nome di una stirpe mitologica di nani che viveva in caverne sotto terra e che conosceva i segreti della fusione del ferro e degli altri metalli; da qui il loro straordinario potere (per l'epoca!) che permise di forgiare la spada con la quale il mitico Sigfrido uccise il drago, diventando l'indiscusso re ed eroe di tutta l'epopea.
E' dal molo del Marina di questa città che un folto gruppo di 27 gommoni con i loro equipaggi, tutti soci del C.d.G., si sono staccati il 2 maggio, alle ore 10,30 circa per navigare, da Argonauti la loro avventura sul Reno e scoprirne i segreti storici, architettonici, o più semplicemente acquatici e mitologici.
Le tracce delle scie dei gommoni che si aprono a ventaglio sul grigiore dell'acqua, il rombo dei motori che all'unisono sale di tono, mi evoca la sequenza memorabile di "Apocalipse Now" (e penso che tra di noi ben pochi non l'abbiano visto), dell'attacco in ranghi serrati della squadriglia di elicotteri del VII Cavalleria aviotrasportata al villaggio Viet, al suono della "Cavalcata delle Walchirie", dapprima sommesso, poi, nel proseguio dell'azione, sempre più esaltante e roboante.

Che brividi, che pelle d'oca!
Noi non si va all'attacco di nessuno, ma le Walchirie sono intorno a noi e il Grande Fiume è la loro traccia.
Ma Megghy tutte queste storie della Walchirie, dei Nibelunghi e di Sigfrido, non poteva saperle e quindi non gli importava granchè. Ai vari e agli alaggi, sui pontili delle soste, nelle grandi tavolate serali, si aggirava tra gli Argonauti del Reno con quel fare dinoccolato e sornione che solo ha, naturalmente, chi sa di suscitare commenti lusinghieri ed ammirevoli e viene additato come ben meritevole dei più eclatanti episodi.
Megghy è un cane, uno stupendo esemplare di terranova di grande stazza dal pelo nero e lungo, dall'aria cheta e paciosa che, al suo apparire, calamita tutti gli sguardi benevoli degli adulti e le fugaci carezze dei bambini, per nulla timorosi; campione di salvataggi, capace, a detta del suo padrone e istruttore, di andare a recuperare un uomo in difficoltà fino a due chilometri dalla riva e riportarlo sulla spiaggia. A Megghy non interessava dove si andasse né da dove si venisse, del grande Fiume Reno che si snodava nella campagna del Palatinato, dell'andirivieni delle bettoline; della Loreley che attendeva gli Argonauti all'ultimo approdo di St. Goar per dare, con una breve ma intensa spazzolata di vento, onde e pioggia, un segnale che tutto quello che, nei secoli, si era raccontato sul suo conto, non erano proprio tutte fantasie.

LA LORELEY
Quello della Loreley si rifà al mito omerico di Ulisse e le Sirene. Collocata su una rupe di ardesia, a circa 132 mt. di altezza sulla sponda destra del Reno, nel punto più pericoloso dell'intero suo percorso, dove si restringe a 113 mt. insinuandosi con un percorso tortuoso nelle gole nei pressi della cittadina di St. Goarshaunsen e della dirimpettaia St. Goar, dove il fiume raggiunge la massima profondità di 23 mt., è raffigurata da una figura femminile (logicamente discinta) intenta a pettinarsi i lunghi capelli biondi. I comandanti dei battelli che percorrevano il fiume in quel pericoloso tratto, incantati ed estasiati da cotanta bellezza, perdevano il controllo della loro nave e ivi vi facevano naufragio schiantandosi ai piedi della rupe, appunto della Loreley.

Gli Argonauti conducono una navigazione molto virtuosa, così come si era raccomandato Virginio durante il Breefing preliminare in Sede: a fare l'andatura Cornelius "Franz" Goldberg presidente dell'Allgemeiner Schlauchbootclub", a seguire lo stesso Virginio che precedeva il gommone con la motorizzazione più bassa dei De Amici e via via tutti gli altri; in coda il gommone - scopa dell'equipaggio Adriano e Franco. Le regole d'ingaggio erano: tutti in colonna, nessun zizagamento, distanza 50 metri da un'imbarcazione all'altra, contatto costante dalla testa alla coda della colonna con VHF in dotazione.
E così è stato. Il gioco era cavalcare le onde che il continuo andirivieni delle bettoline sollevava incrociandosi e l'orecchio era attento al rombo del motore, pronto a cogliere qualche segnale di criticità. E tutto è andato per il meglio.
Il sole scherzava tra le nuvole; minuti paesini con le tipiche case dal tetto spiovente sfilavano sulla riva; numerosi ed affollati marina-fluviali rilevavano la loro presenza dalle infrastrutture del naviglio alla fonda, in genere di discreto tonnellaggio. Sulle rive molti insediamenti di camping e la ferrovia che corre sulle due sponde.
Solo in prossimità della rupe con la Loreley, il fiume si restringe e si strozza in tortuosi contrafforti che formano correnti di aria fredda; da qui acquazzoni e moto ondoso incrociato che ci fa ballare per un po'. Ma siamo subito al marina di St. Goar, capolinea del ns. Raid.
Un po' di "caos calmo" ai pontili per attraccarsi e di nuovo il sole ci fa sorridere. Gli organizzatori ci hanno diviso in tre alberghi e hanno preparato un'escursione al castello fortezza Rheinfels (Rocca sul Reno) con trenino turistico. Ma il castello è chiuso e tutto si riduce ad un giro di aperitivi con vista panoramica sulla tortuosità del Reno che raggiunge la profondità di 25 mt. e una minima larghezza di 113 mt. Il mattino seguente si annuncia con nebbia bassa e umida. Segnale meteorologico che il sole è appena sopra in attesa di esplodere. Cosa che accade puntualmente dopo qualche ora, regalando a tutti una splendida giornata quasi mediterranea. Il rientro a Worms è senza storia. Si naviga tutti "beati". I motori ronzano regolari distribuendo a tutti sicurezza "senza se e senza ma".
Ci si destreggia tra le onde sollevate dalle già citate bettoline (alcune sono "...ine) solo per modo di dire, in realtà barconi anche lunghi cento metri. Alcune addirittura doppie, con un variegato carico di merce: dal solito carbone alle auto, a manufatti ferrosi, a materie prime per l'industria chimica, molto presente sulle rive.
Tutte sono attrezzate con a poppa la cabina del pilota; si tratta di un vero e proprio appartamento dove questi ci vive, forse con moglie ma sicuramente con il proprio cane, che si vede sempre a bordo.
Il traffico è molto intenso. In alcuni tratti del fiume si sono contate fino a una bettolina al minuto. A queste si aggiunga il traffico di traghetti tra località sulle opposte rive.
Completa il quadro di questa intensa vita fluviale, la ferrrovia che corre sui due lati con il suo vettore di prestigio: il Rain-Gold che suggella con questa nota di dinamicità il quadro generale della operosa vita di questa comunità, della quale il grande fiume Reno è insieme regista ed attore, artefice e straordinaria opportunità.
La sera grande convivio generale; allegria, tintinnio di bicchieri, brusio di voci, richiami, lazzi, risate. I comandanti abbigliati in un decoroso "bell'e meglio", le signore, che, al solito, non si sono lasciate perdere l'occasione per sfoggiare una mise "up to date", l'atmosfera è di gran festa, e non potrebbe essere altrimenti. Portate di boccali di birra "Long-Size" si susseguono in continuazione e i neofiti delle bionde bevande scoprono che c'è birra e birra, non solamente quella che siamo abituati a bere in Italia e che ci viene servita se non diamo particolari specifiche, ma esistono birre scure e crude, torbide, la Baisan, la Dopper Maltesu ecc.
E' il momento delle premiazioni e delle foto per tutti: all'equipaggio che veniva da più lontano (da Roma), Mario alias "Sarchiapone", ai rappresentanti in trasferta dei soci del Gommone Club di Padova e di Pordenone guidati dal loro presidente Gaetano Solarino. Scambio di targhe tra i vari presidenti ed una specialissima a "Her Cornelius".
Un richiamo al "gommone emerito", il cui equipaggio era formato da Socio Fondatore, due ex presidenti (Emanuele e Ruggero) e un'attuale carica sociale (Vittorio).
Certo del manipolo di "esagitati dall'idea" che nel 1970 stilò l'atto di fondazione, il Club del Gommone ne ha fatta di strada, confermandosi una realtà solida e performante nella galassia dei club nautici italiani, con una sua peculiarità e particolarità che ne fanno, come già è stato detto, più che un normale sodalizio, una vera e propria "confraternita".

E per finire, un invito che vuole anche essere un'invocazione al ns. Presidente ed al Consiglio Direttivo tutto:

osare, osare sempre. Superare i limti. Infrangere gli schemi. Proiettare il cuore oltre la siepe del quotidiano che delimita il nostro proscenio di vita. Il gommone come mezzo e non come fine.
Altri orizzonti; nuove acque, dolci, salate, fredde, calde.

NAVIGARE NECESSE EST.

By Visca.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un ringraziamento agli amici del Consiglio Direttivo che hanno collaborato per la riuscita della crociera, prima, durante e dopo.
In particolare: agli equipaggi dei gommone scopa, Adriano Villa, Franco De Gradi, Umberto Sala, Mefisto Noris e Lucio De Leo per l'occasione anche cameraman ufficiale; al nostro "corrispondente" e Presidente dell'Allgemeiner Schlauchbootclub Cornelius Goldberg con il quale, per l'organizzazione, durante l'inverno ho avuto uno scambio "epistolare" di oltre un centinaio di e.mail; all'Augusto Gandini che ci ha seguito via terra per immortalare i passaggi più significativi del fiume; a Emilio Galli e Lelio Lupi che da casa (o dal Lago?) hanno vissuto l'esperienza della crociera virtuale per il collaudo del localizzatore satellitare.
Virginio Gandini

 

 

 

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